Definire un concetto ci permette di far capire meglio cos’è, di che cosa si sta parlando. Tuttavia, non è sempre così facile servirsi delle parole per spiegare argomenti complessi.
In questo articolo voglio però provarti a spiegare in maniera semplice e chiara cos’è il dolore persistente, e cosa lo differenzia dal dolore acuto.

C’è qualcosa che rende il dolore un argomento di profondo interesse da parte di tutti. Il motivo è semplice, è spesso associato alla sofferenza e la sofferenza si sa è un fenomeno universale, che riguarda direttamente o indirettamente tutti noi.
Quando si parla di dolore, non si può non menzionare la definizione fornita dalla IASP, l’associazione internazionale che si occupa dello studio del dolore appunto.
“Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata, o somigliante a quella associata, a un danno tissutale reale o potenziale.”
Gli aspetti chiave da considerare sono 3:
- Il riferimento all’esperienza sottolinea la componente soggettiva del dolore.
- L’esperienza avviene attraverso il corpo (sensoriale) e viene elaborata e interpretata dalla mente sottolineando il legame con l’emotività.
- Alla base della percezione ci può essere un danno (una lesione a carico di una struttura del corpo) reale o potenziale. Il termine “potenziale” si riferisce ad un’esperienza che non è ancora in essere o che è anticipata o persino legata ad altri aspetti.
Una delle prime classificazioni del dolore aveva come riferimento il tempo e classificava il dolore suddividendolo in acuto o cronico a seconda di quanto tempo fosse decorso dall’esordio del dolore.
Ne hai mai sentito parlare? Probabilmente si, ma non tutti conoscono la differenza tra i due.
Semplifichiamo

Nel dolore acuto, la sensazione dolorosa ha una durata limitata, ed è legata ad un evento specifico (pensa alle sensazioni che provi subito dopo aver subito una distorsione alla caviglia, per esempio, o dopo un infortunio.
In questo caso il dolore ha la funzione protettiva, vale a dire, avvisare il corpo di un danno che tende poi a risolversi con la guarigione della struttura interessata e con il recupero del movimento e della funzionalità. Tutto ciò di norma avviene in un periodo di tempo più o meno definito. La durata del dolore acuto è di circa 3 mesi, tempo – che può variare a seconda di variabili come età, presenza di altre patologie ecc – che viene identificato come utile alla guarigione dei tessuti.
Quando si parla di dolore che dura nel tempo, spesso si usa il termine “dolore cronico”. Ma oggi, sempre più spesso, si preferisce parlare di “dolore persistente”, per descrivere una condizione più complessa.
La parola “cronico” deriva dal latino chronicus, che a sua volta proviene dal greco khronikos, e fa semplicemente riferimento al tempo. Indica cioè qualcosa che dura a lungo, ma non spiega il perché o come questo dolore si manifesti o si mantenga.

Spesso il termine “cronico” viene percepito con una connotazione negativa, come se significasse “irrisolvibile” o “senza speranza”. Per questo, molti professionisti preferiscono parlare di dolore persistente.
Cosa significa “dolore persistente”?
Il dolore persistente è un dolore che:
-
dura più di tre mesi,
-
oppure continua anche dopo la guarigione del tessuto inizialmente danneggiato.
Questo tipo di dolore non è più un segnale di pericolo o di allarme, come accade nel dolore acuto. Ha perso la sua funzione protettiva, ma continua a esistere, alimentato da diversi fattori che interagiscono tra loro: biologici, psicologici, emotivi e sociali.
In altre parole, non è solo “qualcosa che fa male a lungo”, ma è il risultato di un’interazione complessa tra mente, corpo, sistema nervoso e contesto di vita.
Ti è mai capitato di fare esami che confermavano la guarigione fisica, ma di continuare a sentire dolore?
Oppure di avere dolore per mesi, nonostante terapie, farmaci o trattamenti e senza che venisse identificata una causa chiara ed evidente?
Capire che il dolore non sempre equivale a danno è fondamentale.
Il dolore persistente non è immaginario e non è colpa tua. È una condizione reale, riconosciuta dalla comunità scientifica, e può essere affrontata con l’aiuto di più professionisti attraverso un approccio basato sulla persona. 
Un approccio che, contrariamente a quanto spesso avviene, deve essere differente da quello utilizzato nel dolore acuto. Ora che, spero, ti sia un pò più chiara la differenza tra dolore acuto e dolore persistente, capirai meglio il perchè
A cura di Emanuele Corciulo






