Come il nostro modo di pensare influenza la comprensione del corpo e del dolore

Spesso pensiamo al corpo umano come a un puzzle o a una macchina fatta di ingranaggi, come quello che vedete nell’immagine qui sotto.*

*Questa è una metafora: il corpo umano è in realtà un sistema dinamico, in cui le parti interagiscono tra loro.

Ogni pezzo rappresenta una parte del nostro organismo: muscoli, ossa, nervi, organi.

Per secoli, la scienza ha cercato di capire il funzionamento del corpo scomponendolo in parti singole, per studiarle una alla volta. Questo approccio si chiama riduzionismo.

Nel XVII secolo filosofi e scienziati come Cartesio e Newton osservavano la natura come una macchina perfetta. Gli orologi erano simbolo di precisione, e anche il corpo umano veniva studiato pezzo per pezzo, seguendo leggi meccaniche precise. Grazie a questo approccio, abbiamo fatto enormi progressi: vaccini, antibiotici e molte altre conquiste scientifiche sarebbero state difficilmente raggiungibili senza il contributo del riduzionismo.

Ma concentrarsi solo su una parte rischia di farci perdere la visione d’insieme. Ogni professionista osserva lo stesso fenomeno attraverso la propria “lente”, influenzata dalla formazione, dagli strumenti e dall’esperienza. Questo rischia di far perdere la visione d’insieme.

La specializzazione e la parcellizzazione del sapere sono inevitabili e utili, ma ci espongono al rischio di guardare la persona come una somma di pezzi separati.

Prendiamo il mal di schiena: nella maggior parte dei casi, esclusi quelli causati da patologie specifiche come fratture, tumori o infezioni – per citarne alcune – il dolore è multifattoriale (causato da diversi fattori). Non dipende solo dalla postura, né solo da stress o tensioni muscolari, e nemmeno sempre da ernie o discopatie, che non coincidono automaticamente con la presenza di dolore.

Serve equilibrio: osservare la persona nella sua interezza, ascoltare il suo vissuto e considerare insieme corpo, mente e contesto, come insegna il modello biopsicosociale. Questo approccio ci ricorda che il dolore e altre condizioni complesse non possono essere compresi appieno guardando solo le singole componenti.

In altre parole, per quanto possa sembrare intuitivo, non basta scomporre per capire. 

Il tutto è più della somma delle singole parti perché le interazioni tra le parti generano effetti che non si possono prevedere osservando solo i singoli elementi. Per comprendere davvero la complessità della vita umana, probabilmente dovremmo  imparare a pensare per sistemi, integrare prospettive diverse e adottare una visione globale. 

Diversamente da un puzzle, non basta rimettere tutti i pezzi al proprio posto dopo averli analizzati singolarmente per capire un fenomeno complesso.

Il riduzionismo è stato fondamentale per costruire la scienza moderna, ma oggi abbiamo bisogno di cambiare il nostro modo di guardare: osservare il sistema nella sua interezza e integrare competenze, esperienze e prospettive diverse ci permette di comprendere meglio l’essere umano e condizioni complesse come il dolore  cronico.

A cura di

Emanuele Corciulo

 

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Emanuele Corciulo

Fisioterapista, specializzato in disturbi muscolo scheletrici. Mi occupo prevalentemente di dolore persistente.

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