Perché la nostra colonna vertebrale ha delle curve caratteristiche come la lordosi e la cifosi?

Come mai patologie come l’artrosi colpiscono tutti noi nel corso della vita, alcune articolazioni in maniera più significativa di altre?
Perché le ernie discali sono così frequenti?

Ed infine, la nostra postura… è davvero così responsabile dei dolori muscolari come pensiamo? Esiste una postura “corretta” o “sbagliata”, o si tratta semplicemente di una condizione adattabile a seconda del contesto?

Proverò a rispondere a queste domande facendo un salto indietro nella storia, ma soprattutto facendo riferimento a una teoria che nell’ambito scientifico ha rappresentato una vera e propria rivoluzione: la teoria dell’evoluzione.

Darwin e l’origine delle specie

Siamo a Londra, il 24 novembre 1859. L’editore John Murray pubblica L’origine delle specie di Charles Darwin. Dopo 23 anni di osservazioni e ricerche scientifiche — culminate nel viaggio sul Beagle — Darwin propone la sua teoria sulla selezione naturale.

La prima edizione andò esaurita in un solo giorno, a dimostrazione dell’enorme interesse suscitato e dell’inizio di un dibattito destinato a cambiare per sempre la scienza.

Nel primo libro Darwin parla quasi mai dell’essere umano, limitandosi a una frase in un capitolo: “Si farà luce sull’origine dell’uomo.”
Probabilmente presagendo le forti reazioni che l’applicazione della teoria evolutiva all’uomo avrebbe generato in ambito religioso, preferì “temporeggiare”, aspettando tempi più maturi e lasciando che i principi della sua teoria venissero gradualmente accolti.

Dodici anni dopo, nel 1871, pubblica L’origine dell’uomo, estendendo la teoria evolutiva alla specie umana e trattando temi di anatomia comparata e comportamento. Darwin sottolinea come l’uomo e le scimmie antropomorfe*(gorilla, scimpanzé, oranghi e bonobo) condividano un antenato comune vissuto tra 6 e 8 milioni di anni fa. Oggi sappiamo che condividiamo con queste specie circa il 98–99% del nostro DNA, confermando le intuizioni di Darwin grazie a genetica, paleontologia e biologia molecolare.

*Non discendiamo direttamente dalle scimmie, ma condividiamo con le scimmie antropomorfe (o ominoidi, cioè le scimmie prive di coda più simili all’uomo) un antenato comune, da cui, nel corso di milioni di anni, si sono sviluppate le diverse linee evolutive, inclusa quella dell’uomo.

Implicazioni evolutive sul corpo e la salute

Capire la storia evolutiva del nostro corpo ha diverse implicazioni:

  1. Capire la storia del nostro corpo
    Il nostro corpo non è stato progettato per essere perfetto. È il risultato di compromessi evolutivi che nel tempo hanno portato ad adattamenti della struttura corporea in risposta all’ambiente, a pressioni legate alla sopravvivenza e a esigenze sociali.
  • La colonna vertebrale non ha curve “per stare perfettamente dritta”: le lordosi e cifosi sono adattamenti strutturali che permettono la stazione eretta.
  • L’anca e il ginocchio sono efficienti per camminare e correre, ma possono soffrire nel lungo periodo.
  • La spalla è estremamente mobile, ma questa mobilità genera anche instabilità.

Questi esempi mostrano come condizioni cliniche comuni — ernie discali, artrosi — non siano “difetti” isolati, ma compromessi funzionali derivati dall’adattamento a un ambiente in continua evoluzione.
Il libro di Jeremy DeSilva, I primi passi: perché la posizione eretta è stata la chiave dell’evoluzione umana, approfondisce la locomozione bipede e i compromessi evolutivi associati alla postura eretta. Le curve della colonna sono funzionali, ma comportano un “costo” meccanico che può contribuire a condizioni dolorose.

Copertina del libro “I primi passi: perchè la posizione eretta è stata la chiave dell’evoluzione umana” di Jeremy DeSilva. Insieme ai libri di Darwin, fonte di ispirazione per la stesura di questo articolo

  1. La postura: mito o realtà? Molti credono che una “postura corretta” possa prevenire il dolore. La scienza moderna mostra un quadro più complesso. Un’ampia revisione di revisioni su posture spinali e dolore lombare evidenzia che non esiste consenso scientifico sulla causalità tra particolari posture e lombalgia: alcune associazioni emergono in studi specifici, ma non ci sono prove solide di un legame causale diretto (Swain et al., 2020). Allo stesso modo, non ci sono evidenze di alta qualità che dispositivi per la “correzione posturale” riducano il dolore muscoloscheletrico, e la loro promozione può rafforzare convinzioni non supportate dai dati (Palsson et al., 2019).
  1. Il “mismatch” evolutivo: perché il corpo soffre oggi
    Il nostro corpo si è evoluto per un ambiente molto diverso da quello moderno. Questo divario è noto come evolutionary mismatch. Oggi:
  • stiamo seduti per molte ore,
  • solleviamo carichi ripetitivi,
  • manteniamo posture statiche prolungate.

Il corpo umano è fatto per muoversi, cambiare carico e posizione. La staticità prolungata non è innaturale, ma non è biologicamente ottimale, e può contribuire a dolori muscolo-scheletrici.

  1. Darwin e il metodo scientifico: un antidoto al cherry picking
    Studiare Darwin non significa solo apprendere la sua teoria, ma anche il suo metodo scientifico. Nella sua autobiografia, racconta:

“Ogni volta che mi imbattevo in un dato, un’osservazione o un pensiero che si opponeva ai miei risultati, dovevo annotarlo senza indugio e senza eccezione.”

Questo è un esempio di onestà intellettuale: il contrario del cherry picking, cioè selezionare solo le evidenze che confermano le proprie convinzioni. Per i fisioterapisti, significa leggere criticamente gli studi, aggiornare le conoscenze basandosi sulle prove migliori e non sulle esperienze personali isolate.

Il ruolo del fisioterapista oggi

  • Educare al movimento: il corpo è fatto per muoversi, non per stare fermo.
  • Aumentare la variabilità funzionale: insegnare a cambiare posizione e modulare il carico è più utile di una correzione posturale rigida.
  • Ridurre la paura del movimento: movimenti sicuri e controllati riducono l’ansia legata al dolore.
  • Affrontare il dolore come fenomeno multifattoriale: biologico, psicologico e sociale.

Conclusione

Studiare l’evoluzione non è un esercizio astratto. Significa comprendere perché il corpo è fatto così, non perché sia perfetto. Darwin ci insegna:

  1. Guardare oltre le apparenze,
  2. Considerare la complessità biologica,
  3. Essere rigorosi, critici e onesti intellettualmente.

Per il fisioterapista: meno dogmi, più comprensione del corpo come sistema adattativo e approcci basati sulle evidenze.

Bibliografia

Libri:

  • Darwin, C. L’origine delle specie. Newton Compton Editore, 2014 (edizione italiana).
  • Darwin, C. L’origine dell’uomo e la selezione sessuale. Newton Compton Editore, 2014 (edizione italiana).
  • Darwin, C. (2016). Autobiografia (1809–1882), a cura di Nora Barlow. Einaudi, Torino.
  • DeSilva, J. I primi passi: perché la posizione eretta è stata la chiave dell’evoluzione umana. Harper Collins, 2020.

Articoli scientifici:

  • Swain CTV, et al. No consensus on causality of spine postures or physical exposure and low back pain: A systematic review of systematic reviews. PubMed PMID: 31451200.
  • Palsson TS, et al. The use of posture‑correcting shirts for managing musculoskeletal pain is not supported by current evidence – a scoping review of the literature. Scandinavian Journal of Pain. 2019;19(4):659–670. PubMed PMID: 31075089.

a cura di Emanuele Corciulo

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Emanuele Corciulo

Fisioterapista, specializzato in disturbi muscolo scheletrici. Mi occupo prevalentemente di dolore persistente.

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